martedì 5 giugno 2007

Surreali percorsi

Mah.
Una volta, quando ero una bambina innocente (tsz) vidi un film per ragazzi (che francamente non ricordo quale sia), in cui un ragazzino una bella mattina si svegliava nel corpo di un’altra persona, una persona che non era mai esistita. E così, la trama mostrava tutte le gaffe di questo imbranatoide di protagonista, il quale ovviamente non sapeva come comportarsi con sconosciuti che dicevano di conoscerlo da una vita.

A me ogni tanto succede la stessa cosa, tanto che mi viene da pensare “ma io sono davvero io” e cose così (probabilmente è solo demenza precoce).

Non ci posso fare niente, se mi scordo quello che ho mangiato a colazione stamattina (a proposito, ma ho fatto colazione stamattina? :O ), non si può pretendere che mi ricordi facce, nomi e avvenimenti, soprattutto di tizi e tizie che intravedo all’università.

Volete la cronaca? E va bene, se proprio insistete, vi faccio la cronaca.

Stamattina ho preso il treno delle sette per andare all’università, teoricamente a fare un esonero, nella pratica  lasciamo perdere.
Sono arrivata alle otto meno dieci, mi sono recata all’Ateneo, ho fatto quello che dovevo fare, e alle otto e cinquanta ero di nuovo in stazione per tornarmene a casa. Il treno è uno di quei momenti che preferisco vivermi in solitudine, all’andata perché devo caricare le batterie in vista di quello che mi aspetta, al ritorno per caricare le batterie in vista di quello che mi aspetta.

Comunque sia.

Cammino, cammino fino all’ultima carrozza, salgo, cammino, cammino fino agli ultimi sedili, mi siedo sprofondando con la faccia nascosta dagli occhiali da sole e il cappello, tipo spia in incognito, e attendo che il treno parta.(Ti prego, parti).E proprio mentre quell’insulsa vocetta femminile gracchia nell’altoparlante “E’ in partenza, dal binario uno, il treno PER : Barletta – centrale”, dei passi si avvicinano, e una voce mi urla nell’orecchio:- Ciaoooooooooo!!! Come stai? Come va? Che si dice?

Sennonché….oddio chi è questa qua? Penso nella capa mia.

Una ragazza: robustella, capelli neri mesciati di rosso e occhiali da vista, mi sorride dal sedile di fronte e comincia a farsi i cazzi miei.
Il punto è che io LA CONOSCO. Dio se la conosco. Lo so che la conosco. Il mio cervello scandaglia quella faccia nel database delle foto segnaletiche e quando arriva a lei fa BIIP-BIIIP-BIIP. Ma al posto del nome un numero (ZY-0076) e la fedina penale VUOTA.

Va bè: il segreto in questi casi è sorridere a trentasei denti , con perfetta nonchalance, e cominciare a parlare di te per evitare discorsi pericolosi.- A me ? Benissimo, grazie! Tutto a meraviglia, sto scrivendo la tesi e bla bla - bla bla…

Vado avanti per circa venti minuti, parlando a motoretta. Quando la tipa si è abbastanza rincoglionita dalle mie chiacchiere, tocca a me chiedere:- E tu? Che mi dici?

Ovviamente, lo spirito femminile è fin troppo prevedibile. Per vendicarsi della mia parlantina, la tipa comincia a spararmi tutta la sua vita degli ultimi quindici anni.

Dopo qualche chilometro, entrambe distrutte, ci accordiamo su un pacifico e riposante silenzio. A destinazione, non mi dà il tempo di dire altro, mi saluta e se ne va.
Chi era? Boh.
Che voleva? Boh…
Per ribadire la sottile arte del "Che delizia rivederti pure se non ho idea di chi tu sia" voglio raccontarvi un episodio veramente topico.
30 marzo 2006: corridoio di pedagogia.
Esame a scelta, tre del pomeriggio, un corridoietto smilzo e oscuro come se ne trovano solo all'Ateneo della mia università, ragnatele negli angoli, topi con gli occhiali che sfogliano "Il metodo" della Montessori, scheletri di studenti fuoricorso in attesa che il prof torni dalla pausa pranzo....ma quel giorno, impossibile guardarsi anche solo la punta dei piedi! IM-POS-SI-BI-LE!!
Il corridoio così pieno che pareva di giocare a twister con le nazionali  rugby di Scozia, Canada e Galles, gente che banchettava a panini e coca-cola sui gradini delle scale, i pochi fortunati che avevano trovato delle sedie seppelliti da una montagna di zaini.
Tutti a fare lo stesso esame mio. Esame che, tra l'altro, non riuscivo a vedere manco dove si tenesse. Ero lì dalle otto del mattino, stanca, distrutta, nervosa, con la compagnia di un collega di corso che non faceva altro che ribadire quanto poco sapesse dell'esame (una di quelle persone che dopo averti convinto a suggerirgli di darsi fuoco, esce pure dall'aula con trenta e lode, per intenderci). Ad un certo punto, si spalanca la porta, ne esce un'assistente, giovane, caruccia, mi supera per entrare in un'altra stanza - si blocca, torna indietro, mi squadra, s'illumina:
- Ciaooooooooooooo! Come stai? Cosa ci fai qui?'
(ndr: secondo te?)

Stessa scena di stamattina: il mio cervellino che fa Bip-bip e nel frattempo lavora freneticamente per trovare un solo ricordo dell'assistente caruccia.

A distanza di tempo, dopo molte pazienti riflessioni, sono giunta a concludere che quella doveva essere una con cui da piccola giocavo a Lupo mangiafrutta e sette-si-schiaccia sotto casa di mia nonna, ma ancora non ne sono sicura.
E comunque quella volta sono riuscita a dare l'esame dieci minuti dopo.

In Italia è così.

lunedì 4 giugno 2007

Cavie ed Esperimenti

Oggi avevo la seconda seduta sperimentale al liceo : e così, armata di telcamera, floppy, pendrive, cellulare e buona volontà sono andata a rompere i maroni in quel del classico ... oddio, non proprio subito, perchè prima ho dovuto sopportare una trafila di rogne inenarrabili a causa di allegati da scaricare/stampanti che non funzionano/copisterie chiuse alle nove del mattino/computer della scuola che non leggono le pendrive ecc ecc ... ma alla fine ho vinto io.

Trafelata, sudata , con il trucco sfatto, ma ancora pimpante grazie alla tecnologia odor-block del deodorante Lycia persona sono entrata nella classe e lì...va bè non sto a descrivere tutto.
Alla fine delle riprese, mi sono fatta una chiacchierata con la classe sull'apprendimento collaborativo e...magia! mi stavano ad ascoltare!

Mi sentivo completamente a mio agio, loro mi facevano domande, io rispondevo e li vedevo PENDERE DALLE MIE LABBRA....oh mio dio...stai a vedere che ho sbagliato facoltà...
Comunque sia: domani, appena finito l'esonero prendo il treno, vado in pasticceria e gli porto un po' di pasticcini.
(che vita è, senza un po' di gozzoviglia?)
va bè....
byess a tutti

sabato 2 giugno 2007

ebbene...eccoci qua


E' davvero strano che le prime due parole del titolo di questo blog siano "La festa" : non è esattamente con spirito festaiolo che apro questo blog.
Però, nell'atto di decidere un titolo, mi sono sentita in grave imbarazzo: il Samhain, infatti, è una festa; quale altro termine avrei potuto utilizzare?
Il giorno? il momento? il periodo?
Alla fine ho utilizzato la parola "festa" comunque perchè, in fondo, alla fine è così. Per spiegare cos'è il Samhain, mi affido a parole più esperte delle mie, prese direttamente dalla pagina http://www.trigallia.com/festivita.asp
(Prima informazione personale: sono così pigra che non scriverò mai di nuovo qualcosa che è già bell'e pronto e disponibile al copia e incolla).

" Tradizionalmente si celebra, a partire dal tramonto del sole, tra il 30 ottobre e il 1° novembre. Samhain, conosciuta anche come Capodanno Celtico, segnava l’inizio dell’anno nel calendario celtico. Era il momento in cui la terra si preparava per la semina; spiritualmente l’essere umano preparava il terreno interiore per accogliere nuove forze e progetti. Samhain segnava il tempo della fine dell’estate, il tempo della semina e l’inizio della Metà Oscura dell’anno. In questa notte si apriva la misteriosa porta fra l’Aldiqua e l’Altromondo (l’Aldilà): gli spiriti degli antenati e degli dèi entravano in contatto con il mondo terreno. Possiamo ritrovare tracce indelebili di questa festività nelle celebrazioni cristiane di Ognissanti, nella Festa dei Morti (2 novembre) e nella sua versione più giocosa e più commerciale, la festa di Halloween."
Quindi: oggi, 2 giugno 2007, inauguro ufficialmente il mio blog.

Perchè sono convinta che l'arco di tempo compreso tra i 20 e i30 anni sia il nostro personale Samhain: il tempo in cui si semina ciò che raccoglieremo da adulti, in cui gli errori commessi si risveglieranno e presenteranno il conto al momento opportuno, in cui comincia la metà dell'anno preda delle forze oscure, quelle che minacciano di affossarci.

Un po' deprimente come primo post, lo ammetto .
Ma è quello che sento mentre, seduta alla mia postazione computer un triste sabato sera passato in casa, rifletto a quello che si accinge a diventare la mia vita.

Bene, brindiamo al nostro Samhain!